Kathmandu e Pokhara in un unico posto: che cosa richiedono adesso i permessi di trekking, in quali due finestre le montagne sono limpide e quanto ci vuole sulla strada tra le due città.
Le cose che cambiano una decisione, non un riassunto della guida.
Chi fa trekking ha bisogno della tessera TIMS e di un permesso per il parco nazionale o l’area protetta, e dal 2023 il trekking in solitaria nei parchi nazionali richiede una guida abilitata. Le agenzie di Kathmandu e Pokhara sistemano tutto in una giornata; le regole si muovono, quindi verifica la situazione attuale prima di fissare un piano.
Ottobre e novembre danno le viste più limpide dell’anno e i sentieri più affollati. Marzo e aprile sono più caldi, più foschi e portano in fiore le foreste di rododendri. Il monsone da giugno a settembre chiude quasi tutto; l’inverno è limpido ma molto freddo in quota.
Un piccolo aereo parte da Kathmandu, vola lungo la catena dell’Everest e torna, con il finestrino garantito a ogni passeggero. Opera solo al mattino presto e viene cancellato con le nuvole, cosa che a ottobre e novembre è raramente un problema e d’estate di solito lo è.
Duecento chilometri, su una strada in ricostruzione e lenta. L’alternativa è un volo di venticinque minuti. I pullman turistici sono comodi e partono presto; il paesaggio è bello e il viaggio resta comunque quasi tutta la giornata.
Le piazze Durbar di Kathmandu, Patan e Bhaktapur hanno perso templi e molto è stato ricostruito, ma il restauro continua e alcune strutture restano ingabbiate nei ponteggi. È parte di quello che stai guardando, non una delusione.
Il Nepal costa poco ed è in gran parte un’economia in contanti. Kathmandu e Pokhara hanno bancomat; le rotte di trekking no, e le teahouse fanno pagare in rupie l’acqua calda, la ricarica e il wi-fi. Preleva quello che ti serve prima di lasciare la città.
Cosa è aperto, quanta gente c’è e quando conviene prenotare in anticipo.